Ugo Celada da Virgilio

Cerese, 1895 – Varese , 1995

E’ l’entusiastica accoglienza di Emile Bernard e di Ugo Nebbia a lanciare Celada nel mondo milanese dell’arte, dominato dalle tensioni moderniste di Valori Plastici, destinate a stemperarsi in Novecento. 
Le opere di questo periodo attestano un interesse per il dato costruttivo, plastico e portante delle figure, inserite in un’ambientazione estraniante, dopo anche l’interno è messa in scena teatrale della finzione denunciata dalla pittura. L’eccesso di realismo delle opere di Celada porta nella direzione del Realismo Magico che, tra il 1923 e il 1927, informa il primo Novecento milanese, prima dello scarto nella direzione monumentale di Sironi e dello stesso Carrà. 
Da questa corrente prende le distanze quando nel 1931 firma con Bresciani, Nodari Pesenti, Moretti Foggia, Lomini e Arrigo Andreani un manifesto antinovecentista; eppure, l’anno precedente aveva esposto alla Galleria Amadei di Milano con gli artisti di Novecento di Margherita Sarfatti e Carrà aveva colto la problematica modernista della pittura Celada.
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