Mario Lomini

Redondesco, 1887 - 1948

Il bisogno di verità dell'arte, assunto delle Secessioni d'oltralpe e di Munch, è accolto anche da Lomini, che cerca di conformare il suo stile e i suoi temi a quelli del movimento. Egli elabora una pittura inconfondibile, dove                             i piani cromatici, ora dilatati, ora franti, sono esaltati da una linea di contorno capace di astrarre dal lato sensibile una sintesi ottica e interpretativa del naturale. Si dedica a rappresentare gli istinti vitali e pulsionali dell'esistenza, senza tuttavia la concezione negativa e inconciliabile della lotta fra i sessi propria, per esempio, di Klimt: il soggetto drammatico e ambiguo della Salomè, del 1915, è risolto in una visione di schietto erotismo. Nei suoi ritratti, nei suoi nudi, nuovi sono i tagli compositivi per piani orizzontali: le figure fagocitano lo spazio o appaiono fantasmatiche da fondi bituminosi, coniugando il dato psicologico con l'immagine, secondo una modalità affine a quelle di Cézanne, dei fauves e addirittura avvicinabili all'invenzione narrativa di Picasso.
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